Stasera vi racconto l’esperienza di martedì a Capodimonte, dove sono andata in occasione dell’inaugurazione della mostra dell’artista belga Jan Fabre….
Vi consiglio prima di tutto di visitarla, e di andare a cuore libero, pronti ad accogliere uno spettacolo prepotente.
Io sono andata senza conoscere affatto l’artista, e sono queste le situazioni che amo di più, conoscere l’operato dell’artista direttamente, sulla pelle, senza commenti ulteriori, senza intermediari, senza un libro.
Poi avviene la riflessione, lo studio.. ma prima, l’impatto sul cuore, diretto, negativo o positivo, come un incontro.
Spendo due parole per dirvi che Jan Fabre è un artista contemporaneo poliedrico, che indaga con le sue opere l’uomo, l’animale, la religione, lo spirito, la carne e usa spesso il sangue nelle sue composizioni .
L’impatto iniziale è stato silenzioso, stavo in silenzio con me stessa per cercare di sentire.
L’aiuto è venuto dall’allestimento eccellente della mostra, che parla da se, che comunica tutto e che soprattutto in modo eccezionale accende il dialogo tra Fabre e altri artisti belgi del passato.
Opere poco conosciute che in questo incontro si riaccendono, si completano, dialogano e l’opera violenta di Fabre ne risulta arricchita.
In questa mostra c’è lo spirito, la religione, Napoli fortissimamente con il suo devozionismo ostentato, una religiosità sempre vissuta,in tutti i secoli, con una carnalità che si concretizza nel miracolo del sangue di San Gennaro, che due volte l’anno “salva” la città.
Vi è religione, superstizione, bellezza e peccato.
Tutto insieme.
Ed è forte.
E sono stata investita da questi sentimenti, entrata nella stanza centrale, dove campeggiano croci in corallo, con piccole corna robuste sui lati, teste di demoni, teschi di uomini.
Alle pareti un’eccezionale serie di Jacques de Backer, artista belga del 500, raffigurante i vizi, con i loro corpi tremendi e distorti dalle loro bruttezze.
La voluttà scende come una cortina pesante su tutte le cose.
La religione popolare, si tinge del sangue di sacrifici primigeni, i pensieri dell’artista si dispiegano in tutto lo spazio, in lettere composte e insanguinate.
Jan Fabre è un viaggio nel nostro io animale, è violenza e fastidio è bene e male, sempre insieme, indivisibili.
Maria laura Trevisi